Ultimo aggiornamento: venerdì 15 luglio 2016

     20-21 settembre 2002

                                                   (di Roberto Scaranari)

(cliccando sulle singole foto, si possono vedere ingrandite e cliccando sui

due bottoni si possono vedere due diversi filmati relativi al raduno)

I preparativi del raduno     l'ascensione alla Presanella

    20 settembre - Il raduno al Passo del Tonale

 

               

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Sul numero di dicembre 2001 dell’ALPINO (periodico dell’ANA) è comparso un bellissimo articolo scritto da Giangaspare Basile sul Bivacco Orobica e su un libretto artigianale che avevo scritto per ricordarne la costruzione. Parlava anche di Germano Pollini che, nell’estate 2001, è salito in vetta alla Presanella con la moglie Dina e la figlia Erica e che auspicava di ripetere l’esperienza insieme a qualche vecchia “sorella di naja” (come dice lui) augurandosi inoltre che io potessi ristampare qualche copia del libretto per darla ad altri che desideravano leggerlo.

Nello stesso articolo, che mi era stato inviato in visione prima di mandarlo in stampa, aggiungevo che il 21 luglio 2002 saremmo saliti al Bivacco per ritrovarci con tutti quelli che ne avessero avuto voglia e possibilità, promettendo inoltre una copia del libretto a tutti quelli che mi avessero contattato direttamente o tramite Germano Pollini.

Così, in circa 7 mesi di duro lavoro al telefono e con il computer, aiutato da diversi appassionati collaboratori in ambito Comando truppe Alpine, ho rintracciato 96 “ex” della Cp. Genio Pionieri Orobica = CPO (tra Uff., Sottuff. e Truppa) ed ho distribuito 155 copie del libretto dando appuntamento a tutti per le 18.00 del giorno 20 luglio 2002 al Rifugio Segantini.

Poiché da tempo il Gen. Rolando Ricci (Cte della CPO negli anni ’60) stava tentando di organizzare un raduno degli “ex” della CPO, l’occasione è sembrata propizia per farlo nella mattinata di sabato 20 luglio, al Passo del Tonale.

 

Il 20 luglio – sabato mattina – il raduno, aperto a tutti gli ex genieri dell’Orobica, anche a quelli che non avevano intenzione o possibilità di salire poi in Presanella, ha avuto inizio con la S.Messa celebrata da Don Paolo Manenti, Cappellano Militare Capo delle Truppe Alpine, nel Sacrario Militare al Passo del Tonale.

La cerimonia che sembrava nata in sordina anche per le difficoltà incontrate nel reperire gli indirizzi degli “Ex”, ha riscosso invece un ottimo successo visto che si sono contati quasi 150 partecipanti. Oltre a tanti Uff., SU. e genieri, erano presenti, oltre al sottoscritto, altri tre ex Comandanti della CPO: i Generali Ricci e Sciocchetti, oggi in pensione, ed il Col. Musso, Comandante del 2° Rgt. Genio Guastatori di Trento.

Dopo poche parole pronunciate dal Gen. Ricci, i radunisti si sono trasferiti nella Caserma Tonolini, Base Logistica del Comando Truppe Alpine, per rivivere almeno il momento del “rancio” come ai tempi del loro servizio militare: vassoio alla mano e lunga fila davanti al banco di distribuzione.

Durante il pranzo (frugale, come si usa adesso con il catering) quanti ricordi, quante fotografie, quanta commozione per esserci ritrovati con qualche capello di meno in testa o con spruzzo di neve che testimonia come l’anagrafe non perdona.

Non posso citare tutti i ricordi ed i casi particolari ma certo è stato bello risentire la parlata tutta particolare di Rini, è stato bello essere “perdonato” da Mastai per i 72 giorni di CPR che gli avevo dato (ha confessato di esserseli meritati).

E’ stato meno bello, ma simpatico, scoprire che, durante i campi d'arma, per aggirare il problema delle assenze ai contrappelli, la sera venivano smontate alcune tende così, senza tenda da controllare, gli occupanti erano liberi di considerarsi “uccel di bosco”.

“E bravi i miei Peones”.

Ancora qualche momento di commozione e qualche riconoscimento tardivo al termine del pranzo, poi si sono rotte le righe e l’appuntamento è stato fissato, almeno per molti di loro, per la parte più difficoltosa e faticosa del raduno: quella alpinistica sulla Presanella.

 

       20 settembre - La salita al Rifugio Segantini in Val d'Amola

 

               

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In auto dal Tonale a Campo Carlo Magno, Val Nambrone, Malga Vallina d’Amola e poi su, a piedi, al Rifugio Segantini (m. 2378) dove il gestore Lucio Maganzini e la gentile signora aspettavano i radunisti, un centinaio a fronte dei 30 posti letto che potevano riservare loro.

Ma gli alpini non si spaventano di fronte a questi problemi così, fin dal giorno precedente, erano sorte attorno al Segantini una miriade di piccole tende militari dalle tradizionali macchie mimetiche, equipaggiate con materassini e sacchi a pelo.

Verso le 19, adunata di tutti vicino al Rifugio per alcuni avvertimenti per il giorno dopo.

Era importante evidenziare che il ghiaccio vivo compariva spesso tra la neve e che pertanto bisognava calzare i ramponi.

Era anche necessario ricordare di non lasciarsi prendere dalla mania delle foto a tutti i costi e rischiare di finire su qualche cornice di neve per poi cadere di sotto.

L'occasione è stata propizia per distribuire i due vecchi distintivi della CPO, un fazzoletto da collo fatto fare appositamente da Gino Mariolini (sempre il solito) ed un foulard giallo del Genio Alpino, dono di Antonio Butti, ex "setaiolo" comasco.

Le nuvole basse che avevano nascosto ogni cosa con il loro biancore ovattato si sono improvvisamente alzate permettendo a tutti di osservare un fantastico tramonto sulle Dolomiti di Brenta prima di entrare nel rifugio per recuperare le energie spese per salire al Segantini e per incamerare quelle necessarie per il giorno successivo e poi “a nanna”: osservanti delle regole del rifugio, silenzio assoluto dopo le 22.

 

     21 settembre - L'ascensione al Bivacco Brigata "Orobica" sulla Presanella

 

             

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Sveglia alle 04.30. Un’ora dopo si metteva in moto una lunga fila variopinta di 95 “radunisti-alpinisti”, così composta: 30 ex appartenenti alla CPO, tra cui il Comandante delle Truppe Alpine – 19 familiari ed amici – 25 simpatizzanti – 14 componenti la squadra di soccorso del 6° Rgt.Alpini – 6 U. e SU. del Cdo Truppe Alpine (il mio Aiutante di Campo Col. Tarquini, il Ten.Med. Guido, il Ten. Don Paolo Manenti ed i Mar. Politano, Falcone e Bonaventura) e l’operatore TV di RTTR Mauro Ferrari. Tra i simpatizzanti sono compresi anche alcuni rappresentanti della SAT di Pinzolo che nel 1990 avevano restaurato il bivacco apportandogli anche alcuni miglioramenti (dopo 22 anni a quella quota era proprio necessario).

Il dubbio su quanti si sarebbero veramente messi in moto la mattina del 21 luglio era forte ma è stato fugato quasi subito quando ho visto l'imponente massa di persone, nei loro abbigliamenti variopinti, uscire dal Segantini e affardellare gli zaini per la partenza.

Tra i personaggi che hanno avuto un ruolo particolare nella costruzione del Bivacco negli anni ’60 è il caso di ricordare almeno i più stretti collaboratori dell’allora Tenente Scaranari nella costruzione del Bivacco:

l’ex Caporal Maggiore Angelo Tebaldi, di Valdidentro (SO) che ha portato al seguito moglie, due figli e la fidanzata di uno dei due e l’ex G.A. Silvio Tagni di Albosaggia (SO) che, bloccato da anni su una sedia a rotelle per un incidente sul lavoro, ha sorvolato due volte il bivacco in elicottero senza tuttavia riuscire a scendere, a causa del vento trasversale.

A proposito di elicotteri, era presente anche il Gen. Stefanelli che nel 1968 aveva pilotato l’elicottero che aveva portato al bivacco i materiali necessari a completarlo. Era con lui l'amico Gen. Florio. Entrambi i Generali, in pensione, sono venuti appositamente da Viterbo per partecipare al singolare raduno.

Il percorso, reso più difficile dallo scarso innevamento dell'inverno, era stato attrezzato con corde fisse e scalette nei punti ritenuti potenzialmente “a rischio”, da un gruppo di 15 “alpieri” sotto la guida tecnica degli istruttori militari di alpinismo S.Ten. De Matteis, Mar.Ca. Amort e Serg. Tamaini del 6° Rgt. Alpini.

Superati i laghetti proprio sopra il Segantini, su per la lunga cresta della morena, poi, calzati i ramponi, si risale il ghiacciaio che porta alla Bocchetta di Monte Nero.

Come avevo anticipato la sera precedente, la situazione non era più quella di tanti anni prima: poca neve e parecchio ghiaccio, peraltro percorso da numerosi rigagnoli d'acqua che ogni tanto, cercavano di infilarsi negli scarponi.

Una lunga scala di ferro porta giù dalla bocchetta sul secondo ghiacciaio che adduce finalmente al piccolo spiazzo da cui una piccola discesa in roccia, una stretta cengia orizzontale ed una breve salita porta al Bivacco Orobica.

Molti dei 95 radunisti hanno approfittato del tempo buono della mattina per salire fino alla vetta della Presanella (m. 3558). Tra loro il più giovane di tutti, Andrea Fabbri, di 9 anni, nipote di Diego Zanetti, titolare della Pizzeria “5 Stagioni” di Bolzano, ex “Orobico”.

ll momento più commovente della giornata è arrivato quando ho scoperto le due targhe che erano state poste in sito sulla facciata del bivacco la settimana precedente. Una in bronzo per ricordare l’incontro, a quella quota, con i miei ex genieri, “i mitici Peones” di 36 anni prima, e la seconda, in marmo e ceramica, fatta realizzare da Gino Mariolini (inimitabile amico degli alpini) appositamente per ricordare la figura di Clemente Maffei “Gueret”, famosa guida alpina di Pinzolo che aveva fermamente voluto il bivacco e che è mancato insieme al futuro genero Aldo Valori cadendo il 12 agosto del 1991 lungo la Via dell’Angelo sul Pedertic, nel gruppo della Presanella.

Le mie parole si sono interrotte quasi subito per l’emozione alla lettura della targa in ricordo del Gueret. Ha fatto seguito la “Preghiera dell’Alpino”, recitata da Germano Pollini che è riuscito a completarla solo grazie alla forza di volontà che lo ha sorretto, e la benedizione impartita dal Tenente Don Paolo Manenti, Cappellano Capo delle Truppe Alpine, dimostratosi per l’occasione ottimo alpinista, valente militare ed eccellente sacerdote.

Il tutto è stato solennizzato da due bandiere, una italiana ed una europea, issate ai due lati della facciata del bivacco, e dalla presenza di quattro gagliardetti dei Gruppi ANA di “Vilminore di Scalve”, “Busto Garolfo”, “Lovere” e “Albosaggia”.

Poi le condizioni climatiche in rapido peggioramento hanno consigliato tutti ad anticipare il rientro a valle che si è svolto in parte sotto una leggera ma fredda pioggia. Ultimo scambio di saluti ed abbracci al Segantini dove ho potuto incontrare anche Laura, vedova di Clemente Maffei, con la figlia Mara, che per effetto dell’anticipo dei tempi programmati per i voli dell’elicottero non avevano potuto trovarsi al Bivacco con tutti gli altri.

Al di là della gioia di ritrovarsi dopo tanti anni e di rivivere insieme le stesse fatiche e gli stessi momenti entusiasmanti che allora avevano facilitato il nascere di vere amicizie, l’ascensione al Bivacco Orobica è stata una eccellente occasione per vedere insieme “Veci” di allora e “Bocia” di oggi, entusiasti e nostalgici i primi, sicuri e tecnici i secondi, ma tutti animati da un sano e sincero amore per la montagna che è la vera ricchezza e la forza di tutti gli alpini, di ieri e di oggi.

Insomma. il 21 luglio 2002 è stata una giornata da non dimenticare, un trionfo dell’alpinità: senza dubbio un bel modo per onorare l’Anno Internazionale della Montagna e per ricordare tutti coloro che per la montagna hanno profuso sempre, senza riserve, tutte le loro energie.

Grazie “mitici Peones” della vecchia CPO. Non vi dimenticherò mai.

Roberto Scaranari